28 maggio, 2013

L'eleganza del pesce

Elucubrando non chiedetemi perchè su me stessa, sono giunta alla conclusione che la sensazione che più spesso ho provato, che sento cucita sulla pelle, che ho imparato a gestire, a cui mi sono in qualche modo assuefatta, quella con cui praticamente convivo, è quella del

Pesce fuor d'acqua

Succedeva da bambina, quando le mie compagne di scuola si erano iscritte in una palestra e io in un'altra: nell'intervallo loro facevano crocchio raccontandosela di spalliere, travi, scarpette, scaldamuscoli, colore del body, simpatia/antipatia dell'istruttrice....e io mi sentivo PFDA.

A settembre, quando ricominciava la scuola, le maestre immancabilmenente chiedevano di raccontare delle nostre vacanze: e allora via! Fiumi di parole su spiagge, onde, sole, ombrelloni, secchielli, braccioli, scottature. Io, fuori dal coro, raccontavo di scarponi, camminate, rifugi e polenta. PFDA.

Alle medie cominciavano le prime uscite indipendenti, spesso seguite dai primi amori. Le mie compagne passavano ore a raccontarsi di quello e quell'altro, che erano andati al cinema, avevano fatto un giro in bici, avevano preso il gelato (e poco altro, allora eravamo tardone). E io? Col mio difettuccio, nessuno mi guardava "in tal senso". Quindi amica, quindi compagna di scuola. Ma nulla più. Niente da raccontare. PFDA.

Alle superiori impazzivano tutte per le lunghe, oserei dire interminabili uscite del sabato sera in cui si partiva da un bar e si finiva in discoteca, attraveerso peregrinazioni insensate, per le vie della città. Io non mi divertivo e quindi ho smesso quasi subito di partecipare a queste allegre serate, tagliandomi fuori con le mie stesse mani. E poi non guardavo Beverly Hills. Lunedì mattina: nulla da raccontare, men che meno da condividere. Manco a dirlo PFDA.

All'università ho sempre scelto di viaggiare giornalmente. Non mi sono trasferita. Non ho lasciato la casa dei miei perchè già la retta era salata e lavorare avrebbe voluto dire forse pagarsi un affitto, ma di certo impiegare più tempo a laurearmi (quindi aumentare in numero di rette da pagare). Perciò, niente "vita universitaria" nella metropoli, niente aperitivi lunghi, niente pomeriggi di studio tutti insieme, niente feste. PFDA.

Oggi al lavoro, in mezzo a tutti programmatori e sviluppatori, pestatori di codice sulle tastiere, nerd fino al midollo, nerd dentro e fuori anche le ragazze, spesso (ehm...sempre) fatico a star dietro ai loro discorsi. In pausa caffè li guardo, cerco di fare la faccia di una che capisce, ma in realtà non capisco una cippa e mi sa che loro invece questa cosa la capiscono benissimo. Finisco il caffè e me ne torno al mio lavoro. PFDA.

Forse da adolescente pativo. Da bambina un pochino. Poi come dicevo all'inizio, mi sono abituata e la sindrome del PFDA è diventata parte di me.

Non so, dite che devo farmi delle domande???

18 commenti :

  1. Nessuna domanda anzi se vuoi io ti faccio compagnia perché come Pesce fuor d'acqua sono una campionessa!!!

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  2. I miei coetanei non vedevano l'ora di fare baldoria e ubriacarsi fino al limite del coma. Io, ancora oggi, fatico a bere un sorso anche solo per brindare.
    Tutti seguivano con estremo interesse ogni puntata del Grande Fratello. Io non ne ho mai seguita una, sentivo gli altri parlare di persone a me sconosciute come se fossero loro frequentatori abituali e non riuscivo a seguire mezzo discorso.
    I miei compagni di classe partecipavano, senza neanche porsi il problema di quale fosse il motivo della protesta, a qualunque occasione di sciopero-autogestione-occupazione. Io ho smesso presto di farlo perchè non ne capivo il senso e mi ritrovavo ad essere tra i due/tre sfigati che rimanevano in classe.
    E questi sono solo i primi esempi che mi vengono in mente...
    Posso considerarmi anch'io PDFA? Ed essere fiera di esserlo?

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  3. Oh yeah, anche io mi unisco al gruppetto ;)

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  4. Mi ritrovo appieno con il tuo post...Diciamo che da sempre mi sento un PDFA!! Ed ora anche io mi ritrovo al lavoro in un reparto informatico in cui si sviluppa codice...ebbene, quando parlano, la mia faccia assomiglia davvero a quella di un pesce...anzi, di sicuro il pesce ha un'espressione più intelligente della mia!!! Ed inevitabilmente, mentre loro discorrono di Java e quant'altro...io mi metto a pensare a tutt'altro!! Ma, forse per la prima volta, sono quasi contenta di sentirmi un PDFA...perchè è proprio un mondo di cui sono contenta di non fare parte!

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    1. Oh ma allora tu mi capisci proprio bene!!!

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  5. Credo di no. Sei semplicemente una che non si conforma, che non asseconda, che non si omologa. Una che pensa, che decide e che valuta. Probabilmente l'acqua introno a te è dolce, giusta per trote e anguille, mentre tu sei un elegantissimo pesce di mare, magari un bel delfino.

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    1. Bello il delfino. Spero di avere la sua intelligenza

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  6. ecco, sono un PFDA anch'io, quello che hai scritto tu l'ho provato non so quante volte, anche in queste settimane al nuovo lavoro...no, non ti devi porre nessuna domanda, ora che sono cresciuta penso che sia davvero bello non fare parte della massa!

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  7. ogni giorno in quel cavolo di ufficio sono la regina dei pesci fuor d'acqua, si parla solo di calcio e gnocca e come diventare ricchi con programmi strampalati spesso a discapito degli altri, il mito è Fabriozio Corona. La balena ecco cosa sono, se solo la balena fosse un pesce, ma tanto per farti capire come mi senta, e non parlo di stazza.
    bacione

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    1. Sandra almeno adesso so di essere in ottima compagnia!

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  8. No, scusa ... sei normalissima.
    Forse più seria di altri e diversa. Ma sei Unica
    e dovresti essere felice di avere una testa pensante e una personalità ben definita
    in fondo hai scelto la via più difficile per essere te stessa!!!

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    1. Ognuno di noi è bello nella propria unicità e su questo non ci piove. ma ci sono dei momenti in cui la diversità ferisce. per fortuna quei momenti passano e sono pure formativi :)

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  9. Allora sono sempre stata un pfda anch'io... almeno fino all'università... anzi no anche lì, perché mentre le mie compagne continuavano il loro percorso nella grande metropoli, io me ne sono andata a studiare a Venezia, a fare una vita completamente diversa PFDA!!

    Ora vedo crescere BUH e lui è sempre più un PFDA: fa parte dell'1% della popolazione maschile italiana a cui il calcio fa schifo, studia danza classica e vuole iniziare a studiare musica... totalmente PFDA... ma io lo incoraggio a seguire le sue passioni, nonostante tanti mi dicano che dovrei incoraggiarlo a fare cose più "normali" perché si integri (conformi dico io) con gli altri...

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    1. Io credo che tu stia facendo la cosa giusta. Assecondiamo le passioni dei nostri figli! Perchè spingerli a fare qualcos'altro? Perchè lo fanno tutti gli altri? Ma no!

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