21 novembre, 2011

Nebbia

Alla maggior parte delle persone che conosco, non piace. Mette tristezza, penetra nelle ossa, è indubbiamente pericolosa se si viaggia in auto, non permette al sole di farsi vedere. 
C'è però qualcosa nella nebbia che a me piace. Eccola là, direte voi, la solita Lizzie bastian contrario che odia il caldo e ama il freddo, che non andrebbe mai ai Caraibi a Natale, ma andrebbe volentieri, chessò, in Svezia. 
Un po' è vero, sono così, una specie di snob-climatica che guarda storto quelli che dicono "Argh, che palle sto freddo padano, farei un mese a Santo Domingo". Se io partissi oggi per Santo Domingo credo che il mio fisico collasserebbe nel giro di poche ore, perchè io sono fatta così, seguo pedestremente le stagioni come un animaletto che fa la muta: quando è inverno ho bisogno dell'inverno, stessa cosa per la bella stagione. 


Ma torniamo alla nebbia.
In certi casi, è fascinosa. 
Nasconde le cime dei palazzi più alti, le classiche brutture edilizie degli anni 60-70, rende tutti suoni ovattati, un po' come fa anche la neve, tutto sembra più calmo, silenzioso, rallentato. Intorno ai lampioni che emanano luce arancione, si creano degli aloni che hanno un che di fatato, di magico...quando è buio la città sembra popolata da tante, grandi lucciole.
E poi per me nebbia significa tornare a casa con la sciarpa umida e raggomitolarmi nel plaid, significa cioccolata calda al bar, significa preludio del periodo natalizio, quando la frenesia degli acquisti è ancora lontana, ma si comincia a pensare a cosa regalare a chi. 
Significa passeggiare per i viali e sentirsi sulla Luna, perchè sembra che tutt'attorno non ci sia nessuno, significa poter pensare, riflettere, stare con se stessi e potersi isolare, protetti e nascosti dalla nebbia e dal cappotto.


...Ma qui ovviamente interviene il mio indomabile lato sociopatico ^__^

18 novembre, 2011

Due parole col Dott. Freud

Mi sveglio nel mio morbidissimo lettone, Darcy sta già facendo il caffè, ne sento il profumo salire fino al mio naso. Mi alzo, spalanco le tende e vado nella cameretta della Ballerina: che bella, è tutta arredata di bianco, con un sacco di peluches in giro. Prendo la bimba, scendo l'ampia scalinata e raggiungo Darcy in cucina, dove facciamo colazione tutti insieme. La cucina dà sul retro, da dietro le tende intravedo il bel giardino: quanto ne sono fiera. Lascio per un po' la piccola col suo papà, che se la sbaciucchia tutta. Io risalgo, faccio una doccia rapida e mi vesto. Adoro avere un armadio così grande! Ecco, scelgo un vestito strambo di Marc Jacob, è talmente strambo che non riesco neanche a descriverlo...
Quando scendo Darcy è ai fornelli e la bambina ridacchia dal seggiolone.
Dopo un'oretta esco dalla nostra splendida casa (due piani, mattoni rossi, infissi bianchi...) con la Ballerina, insieme attraversiamo St. John's Wood e ci spingiamo fino a Maida  Vale, dove prendiamo la metro e ci dirigiamo verso il centro: ci aspettano le amiche per un giretto di shopping non troppo alternativo (vorranno andare a Convent Garden, penso tra me e me)....


...E poi sento la piccola che si lamenta, mi chiama...ma cos'ha? Caspita, piangiucchia...
Apro gli occhi. Azz. Stavo sognando! Vado dalla Ballerina, le accarezzo la testolina e lei, tesoro, riprende sonno. Torno a letto, chiudo gli occhi sperando di riprendere da dov'ero rimasta, ma niente. Quella specie di sogno fantastico rimarrà tale, ovviamente. 


MA chi dice che i sogni esprimono il nostro subconscio? Questo era conscissimo!!!!