Ieri è stata una giornata apocalittica, la prova tangibile che non è venerdì tredici che porta sfiga, perchè ieri era il sei. Quando mi sono alzata, sapevo benissimo che durante il lungo cammino che mi avrebbe condotto fino a sera, avrei incontrato numerosi ostacoli, quindi in parte ero preparata. Dico in parte, perchè alla fine la giornata si è rivelata molto peggio di quello che credevo, di quelle che ti portano a pensare "stamattina dovevo restare nel letto".
Dopo aver:
- sedato una lite infantile via email tra un collega idiota e una collega saccente;
- tentato in tutti i modi di ottenere una risposta da un collega rumeno che mi ha ignorata per tutto il santo giorno;
- parlato con un cliente che si comportava come un bambino isterico e viziato;
- essere corsa in bagno a sfogare nelle lacrime la mia frustrazione multi-fonte;
- placato l'ira di altri colleghi dopo aver udito le parole di suddetto cliente;
- fissato un incontro con quest'ultimo, nonostante nessuno lo voglia vedere,
mi son detta: per oggi ho dato.
E tornare a casa tutta intera ha avuto un sapore davvero speciale.
"Push the door, I'm home at last
and I'm soaking through and through
Then you hand me a towel
and all I see is you
And even if my house falls down,
I wouldn't have a clue
Because you're near me..."
In queste giornate concitate, in cui mi domando come devo fare per far richiesta per le giornate di 30 ore, sento la mancanza della mia musica. Di quella che mi rimette in sesto, di buon umore, che mi riporta sui binari giusti, che sgombra il cielo dalle nuvole, dirada la nebbia e fa spuntare il sole. La musica che sento nelle vene e che mi tremare lo stomaco. Le mie tante, tante canzoni del cuore. Quelle che hanno accompagnato la mia crescita, la mia vita, ma anche quelle più recenti, colonna sonora degli ultimi importanti cambiamenti che ho vissuto. Ho bisogno di ritrovare il tempo per queste note.
Tra poco prendo un lurido treno che mi porterà a Milano. Ho un'oretta di tempo, tanto per cominciare.