Questa mattina ho letto che in Francia c'è la possibilità che a scuola vengano aboliti i voti. Insomma, gira e rigira si torna sempre lì, in Italia ci avevamo già provato, prima sostituendo i numeri con le parole (singole), poi le parole sono diventate giudizi, poi lettere, poi sono tornati i numeri....Un gran casino.
Ciò che è evidente è che in una maniera o nell'altra, da anni si cerca di evitare che gli insegnanti giudichino e dato che a scuola, vuoi o non vuoi, non si può fare, si cercano modi per far sì che il processo sia il più delicato, indolore e insapore possibile.
Sarà che sono figlia di insegnante e che quindi il giudizio e valutazione scorrono potenti nella mia famiglia, ma questa storia mi lascia interdetta.
Leggevo che chi perora la causa dell'abolizione, colloca nei voti negativi l'origine di tutte le insicurezze, le depressioni, i fallimenti e i complessi dei ventenni di oggi. Pare che un 4 o peggio, un 2, lascino un marchio indelebile nel cuore e nell'anima del malcapitato studente, che mai riuscirà a scrollarsi di dosso il fardello dell'insuccesso, il senso di inadeguatezza e la paura di ricascarci. E da lì alla depressione, il passo è breve.
Cosa questi peroratori propongano in alternativa, non è chiaro.
Quello che posso considerare chiaro, scaturisce dalla mia esperienza, di figlia che ha preso i votacci e da figlia di chi i votacci li distribuiva ( e credetemi, quando capitava raramente era un'attività che desse soddisfazione...)
Per prima cosa, la mia è un'esperienza "a 360 gradi", come si usa dire oggi: alle elementari ho provato i voti in parola (ottimo, buono, discreto, sufficiente, insufficiente), alle medie le lettere (A, B, C, D, E), alle superiori, i voti che tutti conosciamo, i numerelli.
Credo che almeno una volta per ognuna di queste fasi, io sia riuscita a provare l'emozione dell'insuccesso, magari non tante volte, non ero una collezionista di E, ma le mie D e soprattutto i miei 4 alle superiori li ho conquistati, e come se li ho conquistati.
A ben pensarci, il voto più orrendo che io abbia mai preso è stato
"2 voto reale -11". La prof. in questione, fan sfegatata della regola "un errore, un punto", era andata a scalare partendo dal 10 e non potendo darmi -11, mi affibbiò un 2. Qualcuno riusci ad avere "1 voto reale -15", e via discorrendo.
Stando a chi vorrebbe abolire i voti, a quest'ora io dovrei penzolare da un ponte sul Po e avere un tatuaggio con scritto -11 sulla schiena.
Così non è.
Fu un choc, un trauma, io studentella mediamente saggia e diligente, cominciavo ad assaporare l'amarezza di quando va tutto storto, di quando studi ma va male lo stesso. Eppure, dopo lacrime e mal di testa, mi sono pur sempre diplomata. E laureata. E giuro che se mai diventerò depressa, non sarà per il
"2 voto reale -11". E' indimenticabile, come potrebbe non esserlo, ma è lì, è un episodio, è un passo, un gradino, alto e scivoloso, ma ci sono passata e l'ho superato.
Perchè non dovrebbero farlo anche gli studenti francesi?
Seconda riflessione: quando un insegnante pone un voto, giudica il tema, il compito, la verifica. NON la persona, non lo studente, ma il valore del suo operato. E' ben diverso, no?
E poi se si aboliscono i voti, come faranno gli insegnanti a
valutare i risultati degli studenti?
E cosa c'era di sbagliato nel giudicare insufficiente un elaborato che effettivamente lo era? Stessa cosa dicasi per quelli giudicati ottimi.
Terza riflessione: siamo così sicuri che lastricando di mattonelle lisce e dorate la strada della vita scolastica dei ragazzi, questi NON diventeranno tristi, depressi e disperati? Siamo sicuri che eliminando le asperità, le delusioni, i fallimenti e i gradini scivolosi, da grandi diventeranno tutti degli alpinisti di successo?
Non sono una psicologa, ma temo che se mai sarà il contrario.
Vivere fino a 18 anni nella bambagia, protetti da una campana di vetro, lontano dai fallimenti, è giusto?
Prima o poi la campana si solleverà e allora? Come si affronteranno le avversità che naturalmente la vita presenterà se non si è fatta un minimo di palestra? Se non si è in grado di metabilizzare i propri fallimenti/sbagli/delusioni? Come si gestiranno le situazioni difficili e drammatiche che, ahinoi, prima o poi ci capitano fra capo e collo?
Non so, forse la mia analisi è ingenua e semplicistica, figlia di una mente assai inesperta in materia, con alle spalle nulla se non la propria personale e famigliare esperienza, ma così, d'impulso, credo che l'abolizione dei voti sia una cavolata clamorosa.