Il mondo è pieno di mendicanti, di persone disperate, la cui unica speranza, è il nostro aiuto.
Anni fa, nella mia città era abbastanza raro imbattersi in queste persone; ce n'era qualcuna, per lo più uomini arrivati dall'Africa in cerca del modo per mantenere la famiglia, rimasta a casa. Fine.
Quando ero piccola e sono stata per la prima volta dai miei parenti a Roma, sono rimasta sconvolta dalla povertà dilagante per le strade: persone menomate, ferite, disabili, mamme, bambini.
Qui era diverso.
Ora non tanto. Ormai anche in "provincia", la povertà serpeggia come un enorme boa che arriva dappertutto, strozzando chiunque.
Guardo queste persone e penso: "E io cosa posso fare? Posso aiutarle tutte? Io ho tutto, non mi manca niente, ma non posso far qualcosa per tutti".
Così ho scelto. Ho deciso di aiutare uno di loro, visto che tutti non posso. Ho scelto il papà che sta sempre qui sotto, ogni mattina, all'ingresso del supermercato. Lui è qui da anni e manda i soldi alla famiglia, in Africa. Ho scelto lui perchè è gentile e perchè ormai lo conosco: lo vedo e ci salutiamo ogni mattina. Farò così, ogni settimana gli darò qualcosa, perchè ogni giorno non posso, ma una volta alla settimana sì. Basta rinunciare al caffè e cornetto al bar.
Non credo di essere la fata turchina e di aver trovato una soluzione, nè penso che così facendo io possa lavarmi la coscienza.
Ma piuttosto che restare lì come una cretina di fronte alla moltitudine e pensare che non posso aiutare tutti, almeno così aiuto lui.
03 settembre, 2013
02 settembre, 2013
Parigi per me
Parigi mi fa un po' l'effetto di Venezia: fatico a pensarla come una città "vera", un luogo quotidiano, dove vivere. Fatico a immaginare che ci sia qualcuno che ci è nato, ci abita e ci lavora. Mi dà l'impressione di essere un enorme monumento, qualcosa di visitare e basta, qualcosa da ammirare. Ma non da vivere. Guardare e non toccare.
Non è una critica, è la sensazione che mi dà, molto diversa da quella che mi dà invece Londra, tanto per fare un paragone impossibile quanto abusato.
Parigi ci regala cinque giorni di sole e clima fresco, mattina e sera con maglioncino sulle spalle e pomeriggi assolutamente vivibili.
Parigi arriva per me in un momento un po' critico.
E' quel che ci vuole, i giorni da sposini che sogno di passare da tanti mesi, ma che per un motivo o per l'altro, erano sempre slittati.
Parigi mi ridà forza e slancio.
E' finito il tempo dei rimpianti, ciò che è stato è stato.
E' finito il tempo dei dubbi, è ora di decidere.
Parigi è la vacanza sola con Darcy in un luogo meraviglioso ed estraneo, dopo due settimane di dolce e tranquilla vita a tre tra le montagne di casa. A casa.
Parigi mi ricorda come eravamo io e Darcy, cioè due compagni di viaggio che quasi tutti ucciderebbero: pianificazione giornaliera, sveglia presto, colazione consistente e pranzo light, tanti passi, per godersi al meglio la città e i quartieri meno "in", cibo rigorosamente locale, attenzione alle spese futili, ma benvenga l'acquisto che ci ricorderà per sempre la vacanza. Regola d'oro: vedere quanto più possibile, ma godendoselo, senza ansia.
Non siamo cambiati. A distanza di tre anni dalla nostra ultima vacanza da coppia senza figlia, posso affermare con certezza che non siamo cambiati di una virgola.
O forse sì.
Sì: il pensiero, era sempre con LEI. Quando guardavamo gli altri bimbi, i libri in una vetrina, i vestitini in un'altra, sentendo una parola che lei storpia in modo buffo, ripetendo come due scemi le frasi che lei ama dire. E poi con i "chissà come sta", "chissà cosa fa", "chissà se si diverte".
In questo sì, che siamo cambiati.
Non è una critica, è la sensazione che mi dà, molto diversa da quella che mi dà invece Londra, tanto per fare un paragone impossibile quanto abusato.
Parigi ci regala cinque giorni di sole e clima fresco, mattina e sera con maglioncino sulle spalle e pomeriggi assolutamente vivibili.
Parigi arriva per me in un momento un po' critico.
E' quel che ci vuole, i giorni da sposini che sogno di passare da tanti mesi, ma che per un motivo o per l'altro, erano sempre slittati.
Parigi mi ridà forza e slancio.
E' finito il tempo dei rimpianti, ciò che è stato è stato.
E' finito il tempo dei dubbi, è ora di decidere.
Parigi è la vacanza sola con Darcy in un luogo meraviglioso ed estraneo, dopo due settimane di dolce e tranquilla vita a tre tra le montagne di casa. A casa.
Parigi mi ricorda come eravamo io e Darcy, cioè due compagni di viaggio che quasi tutti ucciderebbero: pianificazione giornaliera, sveglia presto, colazione consistente e pranzo light, tanti passi, per godersi al meglio la città e i quartieri meno "in", cibo rigorosamente locale, attenzione alle spese futili, ma benvenga l'acquisto che ci ricorderà per sempre la vacanza. Regola d'oro: vedere quanto più possibile, ma godendoselo, senza ansia.
Non siamo cambiati. A distanza di tre anni dalla nostra ultima vacanza da coppia senza figlia, posso affermare con certezza che non siamo cambiati di una virgola.
O forse sì.
Sì: il pensiero, era sempre con LEI. Quando guardavamo gli altri bimbi, i libri in una vetrina, i vestitini in un'altra, sentendo una parola che lei storpia in modo buffo, ripetendo come due scemi le frasi che lei ama dire. E poi con i "chissà come sta", "chissà cosa fa", "chissà se si diverte".
In questo sì, che siamo cambiati.
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)