Non so se sono io, se siamo tutte, se sono le mamme, le nate negli anni 70, le laureate precarie che fanno un lavoro triste...Non lo so. Quello che so è che io oscillo.
Come l'acrobata del mio blog, oscillo camminando su quel filo, oscillo tra la sensazione meravigliosa del "la vita mi ha fatto doni splendidi: un marito, una figlia, una bella casa" e quella decisamente diversa dell'eterna insoddisfazione, del voler fare altro, dell'avrei potuto ottenere di più, un lavoro più bello, una casa più bella.
Non so se riesco a spiegarmi. Provo.
Tra pochi giorni inizieranno le mie vacanze. Andremo al paesello di montagna, quello della mia infanzia, dei miei nonni, dei miei ricordi più belli, della mia crescita. Casa mia, i miei profumi, i miei rumori, i miei luoghi. Nulla può in questo momento allettarmi più di questo: il verde dei pini, le vette, il fiume impetuoso, l'aria fresca, i temporali, il cielo terso. Nulla. Pensare che tra due settimane sarò lassù con i miei due amori mi fa sentire perfetta, che la mia vita è perfetta, che nulla potrei volere oltre a questo. Perchè poi anche qui, nella città padana, ho una bella casa, una mamma e un papà che sebbene con tanti problemi, stanno bene e mi aspettano e ho anche delle amiche, ho voi blogamiche e ho un lavoro, precario, bruttino e triste, ma è pur sempre un lavoro.
E questo è il lato buono.
Poi penso (e forse non dovrei) a quello che non ho. Penso che a vent'anni sognavo che avrei vissuto a Londra, avrei voluto fare la traduttrice, avrei voluto una casa con gli infissi bianchi, avrei voluto più di un figlio, tanti gatti e magari anche un cane. Avrei voluto anche girare il mondo, ho una lista dei posti che voglio visitare che fa spavento, ma quando, come, con quali soldi?
Alcuni sogni si mettono da parte. Altri restano lì, sospesi nel tempo e nel pensiero che prima o poi, riusciremo a concretizzarli. Nel frattempo, il senso di fallimento diventa acuto perchè certe cose, sono fuggite via per sempre, come la sabbia nel palmo della mano, sono scappate dalla presa e sono volate via. Il pensiero di fare un lavoro che non mi soddisfa poi, mi tormenta. Frasi tipo "La vita è troppo breve per fare ciò che non ci piace" fa capolino ogni mattina, nel mio complicato cervello. E' vero? O è solo un capriccio, un sintomo della generazione choosy di cui pare io faccia parte? E' un nostro diritto, cercare di fare ciò che ci piace? E se non c'è modo? Non raccontiamocela, in certe aspetti della vita la regola "volere è potere" è una bella sciocchezza. E' giusto accontentarsi di ciò che si trova? O dobbiamo perserverare e prendere a capocciate il destino?
Mi soddisfa davvero vivere dove sono nata, nella piccola media provincia economicamente morta?
E questo è il lato meno buono.
Ci sto lavorando.
Rifletto sulle scelte che ho fatto, cercando di fare pace con me stessa. Se non avessi preso certe decisioni, ora non avrei la mia famiglia e da quella, non mi separerei mai. Neanche per una grande villa con gli infissi bianchi e il parco a Maida Vale. Sto imparando a concentarmi sul lato buono, su quello che ho scritto all'inizio del post. Evito di chiedermi se le scelte passate sono state giusto o sbagliate: se in quei momenti ho preso certe strade, significa che in quei momenti pensavo fossero quelle giuste, quindi va bene così, inutile arrovellarsi.
Imparo a godere di ogni piccola meraviglia che le giornate mi regalano. Presto attenzione a cose che prima non vedevo nemmeno. Mi fermo, guardo, penso. Faccio tante foto, scrivo e ascolto musica.
A volte la vita è un turbine che ti fa girare come una trottola e perdere l'orientamento.
Cerco il mio equilibrio, la mia strada.
Ci sto lavorando.
Ma capita solo a me?
24 luglio, 2013
22 luglio, 2013
M ce l'ha fatta
Quando ho scoperto di aspettare la Ballerina, ho scritto questo post.
M è mia amica da tanti anni e senza essere amiche del cuore (definizione che tra l'altro detesto), abbiamo condiviso tanto tempo, tante esperienze e tante sofferenze.
Abbiamo condiviso anche la paura, la tristezza e il buio in cui ci si ritrova quando cerchi un figlio e quel figlio, non arriva.
Poi come sapete bene, io ho trovato la mia Ballerina e le nostre strade, la mia e quella di M, non sono più state parallele. Abbiamo però continuato a frequentarci, a condividere e a crescere: il fatto che io aspettassi un figlio non ha minato la nostra amicizia, M non è mai diventata invidiosa, ostile o fredda, anzi, diceva che io le davo speranza. Ha continuato a raccontarmi le sue paure e le sue avventure.
Sì, perchè nel suo caso, per lei e suo marito, c'è stato il tempo di tante avventure....per chiamarle con un termine positivo.
Dai numerosi accertamenti infatti, era emereso che sia lei sia lui avessero dei problemi, qualcosa che non facilitava (per non dire impediva) l'arrivo della cicogna. Non mi dilungo sulle diagnosi, poco importa, sappiate solo che erano problemi seri ed oggettivi.
M e suo marito hanno fatto diversi tentativi di pma, mai andati a buon fine. Per due lunghi anni.
Poi è successo quello che io non so come chiamare, se non mi.ra.co.lo.
M è rimasta incinta, così, naturalmente, inaspettatamente. Come nel più classico dei cliché, quando "non ci pensavano più", quando erano ad un passo dal rinunciare, stremati nel fisico e nell'anima.
A volte capita, allora. Non è solo una leggenda metropolitana.
Ma le sorprese non sono finite.
M durante tutta la gravidanza deve comunque seguire una sorta di terapia e fare controlli costanti.
Va tutto bene, i controlli sono sempre positivi e al terzo mese le dicono che avrà un bel maschietto.
Ecografie tutto ok, tutto perfetto, il bimbo cresce forte e sano.
Forse un po' piccolino, per essere un maschio. Ma è tutto ok.
A marzo 2013, con due settimane di anticipo, M entra in travaglio. Viene ricoverata di sera e il mattino dopo nasce....
....Veronica!
Una meravigliosa, spledida, capellona FEMMINA.
Una bambina fantastica, che a casa verrà poi accolta da una cameretta bianca e azzurra, da una carrozzina blu con copertina ricamata con il nome FEDERICO, una bambina con tutti i bavaglini azzurri, con tutine, calzine, cuffiette...tutto da maschietto.
Dopo un attimo (o due) di choc iniziale, pare che in reparto si sia scatenata l'ilarità generale e che essa si sia poi diffusa in tutto l'ospedale, alimentando la corsa al "cambio del regalino". Veronica è diventata la star del momento.
Buffo come queste cose capitino ancora oggi, nel supertecnologico terzo millennio, dopo nove mesi di minuziosi controlli e conferme: "Ma si signora, certo che sono sicuro, non vede LI'? E' proprio un maschio!"
La scorsa settimana, finalmente ho conosciuto Veronica (noi ed M non abitiamo nella stessa città):
finalmente, adesso il mio grido di gioia è completo.
M è mia amica da tanti anni e senza essere amiche del cuore (definizione che tra l'altro detesto), abbiamo condiviso tanto tempo, tante esperienze e tante sofferenze.
Abbiamo condiviso anche la paura, la tristezza e il buio in cui ci si ritrova quando cerchi un figlio e quel figlio, non arriva.
Poi come sapete bene, io ho trovato la mia Ballerina e le nostre strade, la mia e quella di M, non sono più state parallele. Abbiamo però continuato a frequentarci, a condividere e a crescere: il fatto che io aspettassi un figlio non ha minato la nostra amicizia, M non è mai diventata invidiosa, ostile o fredda, anzi, diceva che io le davo speranza. Ha continuato a raccontarmi le sue paure e le sue avventure.
Sì, perchè nel suo caso, per lei e suo marito, c'è stato il tempo di tante avventure....per chiamarle con un termine positivo.
Dai numerosi accertamenti infatti, era emereso che sia lei sia lui avessero dei problemi, qualcosa che non facilitava (per non dire impediva) l'arrivo della cicogna. Non mi dilungo sulle diagnosi, poco importa, sappiate solo che erano problemi seri ed oggettivi.
M e suo marito hanno fatto diversi tentativi di pma, mai andati a buon fine. Per due lunghi anni.
Poi è successo quello che io non so come chiamare, se non mi.ra.co.lo.
M è rimasta incinta, così, naturalmente, inaspettatamente. Come nel più classico dei cliché, quando "non ci pensavano più", quando erano ad un passo dal rinunciare, stremati nel fisico e nell'anima.
A volte capita, allora. Non è solo una leggenda metropolitana.
Ma le sorprese non sono finite.
M durante tutta la gravidanza deve comunque seguire una sorta di terapia e fare controlli costanti.
Va tutto bene, i controlli sono sempre positivi e al terzo mese le dicono che avrà un bel maschietto.
Ecografie tutto ok, tutto perfetto, il bimbo cresce forte e sano.
Forse un po' piccolino, per essere un maschio. Ma è tutto ok.
A marzo 2013, con due settimane di anticipo, M entra in travaglio. Viene ricoverata di sera e il mattino dopo nasce....
....Veronica!
Una meravigliosa, spledida, capellona FEMMINA.
Una bambina fantastica, che a casa verrà poi accolta da una cameretta bianca e azzurra, da una carrozzina blu con copertina ricamata con il nome FEDERICO, una bambina con tutti i bavaglini azzurri, con tutine, calzine, cuffiette...tutto da maschietto.
Dopo un attimo (o due) di choc iniziale, pare che in reparto si sia scatenata l'ilarità generale e che essa si sia poi diffusa in tutto l'ospedale, alimentando la corsa al "cambio del regalino". Veronica è diventata la star del momento.
Buffo come queste cose capitino ancora oggi, nel supertecnologico terzo millennio, dopo nove mesi di minuziosi controlli e conferme: "Ma si signora, certo che sono sicuro, non vede LI'? E' proprio un maschio!"
La scorsa settimana, finalmente ho conosciuto Veronica (noi ed M non abitiamo nella stessa città):
finalmente, adesso il mio grido di gioia è completo.
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