E' tempo di sognare.
Sì, tra mille incertezze, ferite da leccare e botte da assorbire, c'è anche il tempo di sognare e di provare a costruire.
Ho investito i soldi. I dolorosi soldi che mi ha dato la Multinazionale per andarmene zitta. Adesso non ci sono più, finalmente anche loro stanno zitti, non mi urlano più in faccia "Guarda quanto vale il tuo allontanamento". Li abbiamo investiti in qualcosa che, ai nostri occhi, poteva essere sia un buon investimento, sia una sorta di regalo per il presente ed il futuro della Ballerina.
Ora sono più leggera, più tranquilla. Quei soldi, che per altro non avevano in alcun modo cambiato il nostro tenore di vita, mi disturbavamo. "E non potevi non prenderli?" direte voi. Sì forse potevo, ma non avete idea del casino che avrei scatenato. Se mai vi interessasse, ve lo racconterò, ma non credo sia una storia interessante.
Sogno. La Ballerina ha due anni e come sapete io non voglio che resti figlia unica. Io sono figlia unica, figlia di figli unici; non voglio mettere anche lei in questa condizione.
Ho un lavoro precario, se perdo questo difficilmente ne troverò un altro qui, nella mia provinciale città annegata nelle risaie, ma non voglio rinunciare a dare un fratello o una sorella alla piccola, perchè credo che sarebbe il più bel regalo che potrei farle.
I rapporti tra fratelli non sono sempre idilliaci come li immagino io, me ne rendo conto. Ma il primo passo, posso farlo solo io. Poi la costruzione dei rapporti, sarà un'altra storia, ma da qualche parte, bisogna pur iniziare.
E' ora di pensare che i condizionamenti esterni contano, ma fino a un certo punto e che forse, non è il caso di aspettare oltre perchè le condizioni perfette, non esistono.
Andremo a Parigi, Darcy ed io. Proprio mentre pensiamo di allargare la famiglia, ci regaliamo quella micro vacanza da sposini che reclamo ormai da diversi mesi e che, per un motivo o per l'altro, abbiamo dovuto rimandare più volte. La Ballerina starà in montagna, o forse di nuovo al mare, non sappiamo ancora come ci organizzeremo. Sarà dopo le due settimane che passeremo in montagna tutti e tre insieme. Non vedo l'ora di preparare panini, riempire gli zaini e portarla a rotolarsi nei prati e far amicizia con le natura alpina. Il rumore dei torrenti, il profumo dei prati e dei pini, le voci allegre degli escursionisti, il panorama delle montagne che ci circonda. Noi tre insieme. Già, non vedo l'ora.
Oggi sono così, sognatrice nelle nuvole, che poi, è la mia vera natura.
10 luglio, 2013
08 luglio, 2013
E buon lunedì a tutti
Mi rendo conto che certe volte il mio lavoro possa infastidire.
Al momento ricopro un ruolo abbastanza nebuloso, faccio un po' questo e un po' quello, tappo buchi, alleggerisco il capo e cerco di fare di necessità virtù, imparando, quando posso, cose nuove.
Di bello c'è che ho dato una mano nella redazione e revisione di un articolo di giornale che avrà come argomento l'azienda per cui lavoro: ho scritto, rivisto, pensato alle immagini, all'impaginazione. Roba nuova, roba bella.
Di meno bello c'è l'aspetto delle telefonate: chiamare aziende per raccontare quanto sia furba e bella la soluzione informatica che sviluppiamo e perchè non l'hanno ancora comprata sta roba così bella? Ecco posso capire che chiamare alla cieca delle persone che stanno lavorando, possa dare fastidio. Posso disturbare, questo lo so.
Ma egregi signori dall'altra parte del filo, sappiate che:
1. Questo lavoro è brutto prima di tutto per me che lo faccio; pensate per caso mi piaccia? Che mi diverta?
2. Ho questo lavoro per grazia ricevuta, non posso permettermi di fare la schizzinosa, quindi me lo tengo e lo faccio, seppur a malincuore.
3. Voi state lavorando e io vi disturbo? Ebbene, sorry about that, ma sto lavorando anch'io.
4. E' uno sporco lavoro, ma nobilita quanto il vostro, è degno di rispetto quanto il vostro.
5. Io pure, vado rispettata, perchè appunto, sto lavorando.
6. Urlare maleducatamente non vi servirà a nulla; oggi oltre a me, verrete chiamati da chissà quante altre persone che lavorano.
7. Non vi chiamo a casa vostra, mentre mangiate, digerite, dormite, o guardate la tv. Vi chiamo al lavoro. Credo ci sia una gran differenza.
8. Adesso che mi avete urlato addosso, mi chiedo, state meglio? Dubito.
9. Spero che non vi capiti mai di essere trattati come vengo trattata io.
10. E invece a te, brutta megera che oggi, di lunedì mattina, mi fai iniziare la settimana col magone, auguro almeno di pestare un chewing gum che qualche maleducato come te avrà gettato a terra. Fregandosene del prossimo, come te.
Al momento ricopro un ruolo abbastanza nebuloso, faccio un po' questo e un po' quello, tappo buchi, alleggerisco il capo e cerco di fare di necessità virtù, imparando, quando posso, cose nuove.
Di bello c'è che ho dato una mano nella redazione e revisione di un articolo di giornale che avrà come argomento l'azienda per cui lavoro: ho scritto, rivisto, pensato alle immagini, all'impaginazione. Roba nuova, roba bella.
Di meno bello c'è l'aspetto delle telefonate: chiamare aziende per raccontare quanto sia furba e bella la soluzione informatica che sviluppiamo e perchè non l'hanno ancora comprata sta roba così bella? Ecco posso capire che chiamare alla cieca delle persone che stanno lavorando, possa dare fastidio. Posso disturbare, questo lo so.
Ma egregi signori dall'altra parte del filo, sappiate che:
1. Questo lavoro è brutto prima di tutto per me che lo faccio; pensate per caso mi piaccia? Che mi diverta?
2. Ho questo lavoro per grazia ricevuta, non posso permettermi di fare la schizzinosa, quindi me lo tengo e lo faccio, seppur a malincuore.
3. Voi state lavorando e io vi disturbo? Ebbene, sorry about that, ma sto lavorando anch'io.
4. E' uno sporco lavoro, ma nobilita quanto il vostro, è degno di rispetto quanto il vostro.
5. Io pure, vado rispettata, perchè appunto, sto lavorando.
6. Urlare maleducatamente non vi servirà a nulla; oggi oltre a me, verrete chiamati da chissà quante altre persone che lavorano.
7. Non vi chiamo a casa vostra, mentre mangiate, digerite, dormite, o guardate la tv. Vi chiamo al lavoro. Credo ci sia una gran differenza.
8. Adesso che mi avete urlato addosso, mi chiedo, state meglio? Dubito.
9. Spero che non vi capiti mai di essere trattati come vengo trattata io.
10. E invece a te, brutta megera che oggi, di lunedì mattina, mi fai iniziare la settimana col magone, auguro almeno di pestare un chewing gum che qualche maleducato come te avrà gettato a terra. Fregandosene del prossimo, come te.
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