Questo weekend mi aspetta una dura lotta.
Dovrò combattere il mutismo di chi riceve i miei cv
dovrò combattere il naufragio di un piccola idea
dovrò combattere il maltempo che si prospetta
dovrò combattere la luna storta (la mia)
dovrò combattere la noia della Ballerina costretta in casa dalla pioggia
dovrò combattere lo struzzismo* dei miei genitori
dovrò combattere il senso di ingiustizia che non mi vuole mollare (e che si porta dietro un po' di vittimismo)
dovrò combattere la voglia compulsiva di dolci, soprattutto perchè preparerò i muffin ai mirtilli.
*dicesi "struzzismo", pratica in cui eccelle particolarmente mio padre che, per evitare un problema, non ne parla, fa finta che non esista.
04 maggio, 2012
03 maggio, 2012
La gente normale
Ieri ho letto un'osservazione molto interessante sulla situazione lavorativa italiana.
Si parlava dei giovani e anche se io in realtà non faccio più parte di tale categoria, un po' mi sono sentita coinvolta.
La discussione era: ok è vero tanti giovani sono dei fagnani (come si dice da queste parti), dei fannulloni, ma è anche vero che ci sono tanti giovani che si rimboccano le maniche e fanno grandi cose. Si laureano nei tempi in prestigiose università, fanno esperienze formative all'estero, tornano in Italia e ottengono posti di lavoro interessanti, fanno la gavetta e prima dei trent'anni diventano managers.
Benissimo, tutto vero. Qualche spunto però:
1) stiamo parlando di studenti particolarmente brillanti, lo dico perchè io, che ho sempre studiato, non sono riuscita a laurearmi in corso, nonostante tutto. La mia media era buona, ma non mi ha consentito di infilarmi nelle elitarie liste di chi viene selezionato per uno stage all'estero.
2) le famiglie di questi ragazzi dovevano avere una certa disponibilità, perchè l'università costa e per finire nei tempi, difficilmente uno studente può anche lavorare per mantenersi gli studi. Inoltre, gli stage all'estero sono retribuiti con rimborsi non certo milionari, quindi anche in quel caso, una sovvenzione famigliare è necessaria.
Quello che mi si evidenzia in testa è che esiste un'enorme fascia di persone che sta tra questi studenti brillanti e forse, privilegiati, e i fagnani.
Quelli come me, che quando potevano facevano ripetizioni, che hanno sempre studiato, ma sono andati lo stesso fuori corso. Quelli che hanno preso la laura a pieni voti, ma sono ben lontani da lodi e diginità di stampa.
Quelli che sono là fuori a sgomitare per uno stage magari gratis, sognando un lavoro fisso che forse non troveranno mai, sognando una casa, un mutuo, una vita, che forse non potranno mai permettersi.
Quelli che non sono andati all'estero, per mille motivi (non solo per bamboccionismo), ma si sono trovati ugualmente, qui in Italia, un primo stage sottopagato. Quelli che hanno lottato, cercato, insistito e hanno trovato qui un primo impego vero.
Quelli che adesso passano i 35 e si ritrovano improvvisamente senza lavoro. Quelli che hanno sì un'esperienza, ma come ennemila coetanei. Quelli che sono uno fra mille, che non hanno niente di "speciale", quelli sostituibili.
La gente normale.
Vogliamo parlare di tutta questa gente?
Si parlava dei giovani e anche se io in realtà non faccio più parte di tale categoria, un po' mi sono sentita coinvolta.
La discussione era: ok è vero tanti giovani sono dei fagnani (come si dice da queste parti), dei fannulloni, ma è anche vero che ci sono tanti giovani che si rimboccano le maniche e fanno grandi cose. Si laureano nei tempi in prestigiose università, fanno esperienze formative all'estero, tornano in Italia e ottengono posti di lavoro interessanti, fanno la gavetta e prima dei trent'anni diventano managers.
Benissimo, tutto vero. Qualche spunto però:
1) stiamo parlando di studenti particolarmente brillanti, lo dico perchè io, che ho sempre studiato, non sono riuscita a laurearmi in corso, nonostante tutto. La mia media era buona, ma non mi ha consentito di infilarmi nelle elitarie liste di chi viene selezionato per uno stage all'estero.
2) le famiglie di questi ragazzi dovevano avere una certa disponibilità, perchè l'università costa e per finire nei tempi, difficilmente uno studente può anche lavorare per mantenersi gli studi. Inoltre, gli stage all'estero sono retribuiti con rimborsi non certo milionari, quindi anche in quel caso, una sovvenzione famigliare è necessaria.
Quello che mi si evidenzia in testa è che esiste un'enorme fascia di persone che sta tra questi studenti brillanti e forse, privilegiati, e i fagnani.
Quelli come me, che quando potevano facevano ripetizioni, che hanno sempre studiato, ma sono andati lo stesso fuori corso. Quelli che hanno preso la laura a pieni voti, ma sono ben lontani da lodi e diginità di stampa.
Quelli che sono là fuori a sgomitare per uno stage magari gratis, sognando un lavoro fisso che forse non troveranno mai, sognando una casa, un mutuo, una vita, che forse non potranno mai permettersi.
Quelli che non sono andati all'estero, per mille motivi (non solo per bamboccionismo), ma si sono trovati ugualmente, qui in Italia, un primo stage sottopagato. Quelli che hanno lottato, cercato, insistito e hanno trovato qui un primo impego vero.
Quelli che adesso passano i 35 e si ritrovano improvvisamente senza lavoro. Quelli che hanno sì un'esperienza, ma come ennemila coetanei. Quelli che sono uno fra mille, che non hanno niente di "speciale", quelli sostituibili.
La gente normale.
Vogliamo parlare di tutta questa gente?
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